Perchè proteggere il bosco di Foglino?

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Nonostante l'ingombrante presenza dell'uomo che da sempre ha operato  il taglio del bosco ceduo, la raccolta dei funghi, l’attività venatoria, lo sfruttamento a pascolo: tutte attività che minano l’integrità dell’ecosistema nel suo insieme, il bosco di Foglino è ancora abbastanza integro, come è dimostrato dalla presenza dei licheni, indicatori di qualità  ambientale e dalla biodiversità presente nel suo sottobosco.

Alcune specie vegetali presenti sono di grande rilievo botanico e protette perché considerate elementi esemplari delle biocenosi del territorio laziale (Legge Regionale 19 settembre 1974, n° 61 - Norme per la protezione della flora erbacea ed arbustiva spontanea), tra queste evidenziamo: Coda di topo (Alopecurus pratensis), Sedano di sardegna (Apium crassipes), Arisario (Arisarium proboscideum), Orchidea romana (Orchis romana),  Felce florida (Osmunda regalis), pianta considerata magica,  Incensaria sicula (Pulicaria sicula), Ranuncolo acquatico (Ranunculus aquitalis), Silene Lieta (Silene Laeta), Utricolaria (Utricularia vulgaris),ed inoltre Mestolaccia stellata (Demasonium alisma), Viburno (Virbunus opulus), Ginestra comune (Ginestra tinctoria) da cui si ricavava un colore giallo utilizzato in tintoria per tingere stoffe di cotone e lana il Nocciolo (Corylus avellana), il Zigolo dolce (Cyperus esculentus). Quest'ultimo in Italia è poco diffuso, sebbene i tuberi siano usati anche in profumeria, per il loro profumo simile alla violetta. I piccoli tuberi essiccati si possono consumare, hanno un sapore leggermente dolce, con vaghi sentori di mandorla e noce.

Tra le piante abbastanza rare e in pericolo di estinzione presenti nel bosco di Foglino, ci sono quelle officinali, di cui vogliamo ricordare:

  • Cicutaria (Oenanthe aquatica) pianta velenosa quando è fresca, mentre se essiccata è innocua, i cui semi hanno importanza officinale  e vengono usati in omeopatia, per le  proprietà tossifughe e per ridurre il catarro bronchiale;
  • Ranuncolo sclerato (Ranunculus scelleratus), il cui seme veniva utilizzato dalla medicina popolare per trattare raffreddore, debolezza generale, reumatismi, mentre oggi per la sua tossicità non viene più utilizzato in erboristeria, ma utilizzata  in modo sicuro nei preparati omeopatici;
  • Ontano nero (Alnus glutinosa) la cui corteccia contiene alcuni principi attivi  a cui sono attribuite proprietà febbrifughe, blandamente antinfiammatorie, astringenti. Il decotto della corteccia è inoltre impiegato nell'industria dei liquori come componente degli amari. Le foglie hanno invece proprietà diuretiche e astringenti. La farmacopea popolare attribuisce alle foglie anche proprietà antireumatiche, vermifughe, antisecretive e in particolare, galattofughe. Nella tradizione popolare si usavano le foglie di ontano nero per ridurre la sudorazione o la secrezione lattea. La
  • Graziella (Gratiola officinalis), altra piante officinali presente nel sottobosco, è menzionata come purgativo violento, emetico e diuretico e, in passato, quando la medicina per curare usava salassi e purghe, le sue proprietà erano ricercate nel trattamento dell'idropisia, dell'ascite, nelle malattie croniche della pelle e del fegato, nella gotta ecc. Attualmente il suo impiego è limitato, infatti la pianta fresca risulta tossica in ragione della presenza di cucurbitacine per cui è da usare solo la pianta essiccata
  • Finocchio porcino (Peucedanum officinalis) la cui presenza nel centro Italia è piuttosto rara, questa specie secerne delle sue radici un lattice di colore giallognolo, questo veniva utilizzate nella medicina popolare per curare i catarri cronici dell’apparato respiratorio, contro le febbri intermittenti e quale regolatore del ciclo mestruale.

La presenza delle testuggini nel bosco è di grande rilevanza biologica: infatti le due specie presenti sono protette perché a rischio di estinzione.

  • La testuggine palustre è sempre più rara e la sua presenza in Italia è discontinua, perché è minacciata dalla distruzione dei suoi abitat naturali e dalla presenza sempre più invasiva della testuggine dalle guance rosse, importata dall’America centrale: è diventata rarissima in Liguria, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia, mentre è del tutto assente in Valle d'Aosta e nelle zone montane dell'arco alpino e della dorsale appenninica.  Si segnala ancora la sua presenza nella pianura Padana e nelle zone palustri della Maremma toscana, nel Lazio, in Campania e Calabria.
  • Anche la T. hermanni è inserita nella lista delle specie minacciate di estinzione, è protetta per cui è assolutamente vietato il prelievo in natura ed è regolamentato l'allevamento e il commercio degli esemplari in cattività. a causa di queste restrizioni nel nostro paese sono aumentati gli allevamenti di sottospecie (T. h. boettgeri) e di altre specie simili. Le nostre testuggini sono facilmente ibridabili con la sottospecie e questo può provocare la contaminazione genetica della Testudo hermanni ed aumentare il pericolo della sua estenzione.

Lo sfruttamento forestale e l’estensione del pascolo hanno provocato un progressivo depauperamento del bosco che per la sua specificità, per la ricchezza di biodiversità, per la presenza di specie rare e in pericolo di estinzione meriterebbe più rispetto e più attenzione da parte di tutti.

Bibliografia

De Luca editore d’arte -  Atlante storico – ambientale Anzio e Nettuno   a cura di Giulia Caneva e Carlo Tramaglini

Agenzia Regionale Parchi  - Regione Lazio (assessorato ambiente e cooperazione tra i popoli) - ABITAT e SPECIE d’interesse Comunitario della Regione Lazio – a cura di E. Calvario, S. Sebastiani, R. Copiz, F. Salomone, M. Brunelli, G. Tallone e C. Blasi

Amministrazione Provinciale di Roma Assessorato LL.PP. Viabilità e Trasporti – Idrogeologia della Provincia di Roma 3° Volume – Regione vulcanica dei colli Albani – Ugo Ventriglia.

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